i cambiamenti climatici

Sherri K. Stuewer, Vice President Safety, Health and Environmnent della Exxon Mobil Corporation

1° giugno 2007

Intervista a Sherri K. Stuewer, Vice President Safety, Health and Environmnent della Exxon Mobil Corporation(articolo apparso su Argomenti Esso n. 47 di gennaio-aprile 2008)

I cambiamenti climatici destano sempre maggiore preoccupazione nell’opinione pubblica. Condivide queste preoccupazioni?
La ExxonMobil è impegnata da oltre 20 anni nell’affrontare il problema dei cambiamenti climatici. Comprendiamo bene, quindi, l’attuale preoccupazione. Due dei nostri studiosi, esperti di cambiamenti del clima, sono tra i principali autori dei Rapporti dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) e questo ci inserisce direttamente nel dibattito sulle politiche climatiche a livello internazionale. La ExxonMobil riconosce che il cambiamento del clima è un problema globale di grande rilevanza che comporta rischi che potrebbero risultare significativi per la società e gli ecosistemi. Lo affrontiamo con impegno e stiamo lavorando, come azienda e in collaborazione con altri partner, a soluzioni che affrontino tali rischi salvaguardando, al contempo, la crescita economica e il progresso sociale.

Qual è la sua opinione sullo stato attuale della conoscenza scientifica sui cambiamenti climatici e sulla necessità di controllare le emissioni di gas a effetto serra prodotte dall’uomo?
La scienza del clima è assai più complessa rispetto alle semplificazioni che spesso ne vengono date.
Sappiamo che negli ultimi 100 anni la temperatura terrestre ha subìto un aumento di circa 0.7 gradi centigradi e che molti ecosistemi, incluse le zone polari, mostrano segni di riscaldamento. Le emissioni di anidride carbonica (CO2) sono aumentate nello stesso periodo, influenzate sensibilmente dalla combustione di fonti di energia fossile. Siamo di fronte al rischio che l’attività dell’uomo, l’uso di combustibili fossili e il diverso utilizzo del territorio, contribuiscano ai cambiamenti climatici. È dunque prudente individuare e sviluppare strategie che riducano tale rischio. Allo stesso tempo, occorre continuare ad approfondire la nostra conoscenza del clima perché se conosciamo meglio il rischio possiamo adattare in maniera più efficace le politiche e le azioni di mitigazione.

La ExxonMobil prevede che al 2030 le emissioni di CO2 aumenteranno di circa il 40 per cento. Quali sono le ragioni di questo incremento?
La crescita demografica e il progresso economico comporteranno un incremento della domanda di energia e un conseguente aumento delle emissioni di anidride carbonica. Si prevede che circa l’80 per cento di questa crescita di emissioni avverrà nei paesi emergenti, come Cina e India, la cui economia è in continuo sviluppo. Occorre poi ricordare che oggi 2 miliardi e mezzo di persone non hanno accesso a usi avanzati di energia. Le nostre previsioni, peraltro in linea con quelle di altri studi, mostrano quanto sia impegnativo l’obiettivo di ottenere una significativa riduzione delle emissioni e, parallelamente, un miglioramento della qualità della vita nei paesi emergenti ai livelli dei paesi industrializzati, dove certi standard sono ormai ritenuti acquisiti.

Si possono ridurre sensibilmente le emissioni senza il coinvolgimento dei paesi emergenti?
Esistono sicuramente diverse opportunità per ridurre le emissioni nei paesi industrializzati e questo contribuirà a contenere il tasso di crescita globale delle emissioni di gas a effetto serra. Ma se consideriamo che, al 2030, i paesi emergenti e in via di sviluppo conteranno per il 60 per cento del fabbisogno globale di energia (rispetto al 50 per cento di oggi), è difficile immaginare come si possa effettivamente raggiungere una sostanziale riduzione delle emissioni mondiali senza l’effettivo coinvolgimento di quei paesi in cui le emissioni crescono con maggiore rapidità.

Quanto può essere ottenuto attraverso il progresso delle tecnologie esistenti e quanto, invece, dipende dallo sviluppo di nuove tecnologie altamente innovative?
La diffusione di tecnologie efficienti, attualmente già disponibili, offre enormi potenzialità per la riduzione delle emissioni. Ciò nonostante saranno necessarie tecnologie d’avanguardia per raggiungere l’obiettivo di stabilizzazione del contenuto di carbonio nell’atmosfera (si veda il grafico). Ecco perché occorre impegnarsi nella ricerca di nuove opzioni che abbiano il potenziale di “invertire la rotta” e non soltanto nel progresso delle attuali tecnologie. Per questo la ExxonMobil sostiene dal 2002 il progetto Global Climate and Energy Project (GCEP) della Stanford University.

A suo parere quali tecnologie offrono le migliori potenzialità?
Non esistono, oggi, soluzioni miracolose. Siamo di fronte a diverse opzioni interessanti ma occorre ancora stabilire, grazie alla ricerca e allo sviluppo, se queste tecnologie possono essere applicate su vasta scala, tanto da poter offrire un contributo significativo e risultare economicamente competitive.
Tra le tecnologie emergenti quella della cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) è particolarmente promettente anche perché molte aziende, come la ExxonMobil, hanno già maturato un’esperienza, a livello industriale, con i processi che la caratterizzano.
Sussistono comunque ancora incertezze sulla sua applicazione. Per tale ragione la ExxonMobil sostiene questa specifica area di ricerca, anche attraverso la partecipazione al progetto “CO2ReMoVe” della Commissione Europea.
Inoltre, molti studi sulle opzioni di mitigazione per il lungo termine convengono nell’affermare che un maggiore ricorso all’energia nucleare sarà essenziale per evitare il rischio di una rapida crescita dei costi.

Quali sono le sfide che la ExxonMobil deve affrontare per ridurre le emissioni derivanti dalle proprie attività?
Innanzitutto, essendo un grande utilizzatore di energia, già da tempo la ExxonMobil si è adoperata per raggiungere alti livelli di efficienza energetica e abbiamo pertanto già introdotto le opportunità di risparmio energetico più promettenti e competitive.
È vero però che la domanda dei nostri prodotti continua a crescere. Questo vuol dire che i miglioramenti raggiunti nel campo dell’efficienza potrebbero venire annullati da un aumento della produzione, come avvenuto lo scorso anno quando il totale delle emissioni di CO2 della ExxonMobil è salito del 5 per cento nonostante nuove misure introdotte presso i nostri impianti abbiano ridotto le emissioni di due milioni di tonnellate.
Per superare queste problematiche stiamo lavorando attivamente sia sul fronte del continuo miglioramento dell’efficienza energetica sia su quello della riduzione del gas bruciato in torcia (gas flaring). Entrambi questi sforzi hanno obiettivi di miglioramento che si riassumono nel nome del nostro programma ambientale “Proteggere il Domani. Oggi”.

Perché la ExxonMobil incentra il proprio impegno per ridurre le emissioni proprio sull’efficienza energetica?
Perché l’efficienza energetica riduce le emissioni, estende la disponibilità delle risorse, abbassa i costi operativi e contribuisce a rendere l’energia meno cara. Così, mentre prosegue il nostro impegno nel ricercare le soluzioni più idonee per il futuro, l’efficienza energetica ci aiuta a evitare emissioni nel breve periodo. Per fare un esempio, le misure introdotte nei nostri impianti a partire dal 1999 ci hanno permesso di evitare, nel 2006, 8 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, equivalenti alla riduzione di 1 milione e mezzo di auto sulle strade americane.
Anche i nostri crescenti investimenti nella tecnologia della cogenerazione, ad alta efficienza energetica, nel 2006 hanno dato luogo a un risparmio di oltre 10 milioni di tonnellate di CO2, equivalenti alla riduzione di ulteriori 2 milioni di auto.

Quanto sono importanti i miglioramenti per la riduzione delle emissioni dai veicoli?
Le emissioni dei mezzi di trasporto, inclusi i camion, rappresentano circa il 20 per cento delle emissioni globali e il parco circolante è in rapido aumento nei paesi emergenti.
Il totale delle emissioni prodotte dai mezzi di trasporto è notevolmente superiore alle emissioni derivanti dagli impianti che producono i carburanti: le emissioni dei veicoli, quindi, sono davvero un’area critica.
In questo scenario, nuove tecnologie, come quella dei motori ibridi, hanno senz’altro un ruolo da svolgere. Ma è anche importante migliorare l’efficienza dei motori convenzionali.
La ExxonMobil collabora con diverse case automobilistiche a progetti che potrebbero portare a un miglioramento del 30 per cento dell’efficienza energetica e a opzioni di lungo termine per nuove generazioni di veicoli come quelli a idrogeno.

L’etanolo rappresenta una possibilità per ridurre le emissioni di CO2derivanti dai combustibili per il trasporto?
La ExxonMobil conosce bene le proprietà dell’etanolo, essendo uno dei principali utilizzatori al mondo. L’etanolo ha un potere energetico del 30 per cento inferiore rispetto ai carburanti tradizionali: quindi ne occorre di più per percorrere la stessa distanza.
Per l’etanolo prodotto dal granturco sono necessari vasti appezzamenti di terreni agricoli, grandi quantità d’acqua e nutrienti il cui impiego può avere impatti sul prezzo degli alimenti e di altri prodotti derivanti dal granturco.
A ciò si aggiunge la gran quantità di energia necessaria per fertilizzare, coltivare, mietere, raccogliere, lavorare e distribuire il grano. Il beneficio effettivo di riduzione di CO2 dipende pertanto dai metodi utilizzati. Processi avanzati di produzione di etanolo dalla cellulosa potrebbero forse superare tali difficoltà, ma è comunque necessario lo sviluppo di tecnologie innovative.
Se è vero, quindi, che l’etanolo offre diverse potenzialità, la gran parte è legata al successo degli sforzi per incrementare la produzione per ettaro delle materie prime e siamo ben lungi dal poter valutare quale contributo possa rappresentare nel lungo periodo per la riduzione delle emissioni.

In molti vedono potenzialità nelle energie rinnovabili come l’eolica e quella solare, ma la ExxonMobil non ha ancora investito in quest’area. Perchè?
Sia l’energia eolica che quella solare presentano delle potenzialità, ma le attuali tecnologie non sono in grado di garantire il necessario contributo a livello mondiale.
Occorrono grandi progressi in campo tecnologico perché possano coprire più di una piccola percentuale della domanda mondiale di energia.
Il GCEP – programma di ricerca che, come ho detto, è sostenuto dalla ExxonMobil – comprende anche studi per superare gli ostacoli che, ad oggi, si frappongono allo sviluppo di nuove fonti energetiche, incluse le rinnovabili.
La ExxonMobil continua a esplorare ogni opportunità in cui la capacità e l’esperienza maturata nel settore tecnologico possano essere d’aiuto nel rendere una nuova opzione energetica disponibile su vasta scala.

Il GCEP è partito 4 anni fa; ha già raggiunto risultati significativi?
Il Global Climate and Energy Project è un programma di ricerca che copre aree estremamente complesse.
Non ci si possono attendere quindi risultati dirompenti già in questa fase, anche se sta aiutando il progresso di diverse tecnologie e sono già stati registrati svariati brevetti.
Gli studi stanno anche dando indicazioni per stabilire le priorità delle aree di ricerca e per identificare i limiti delle varie opzioni tecnologiche allo studio.
Il progetto GCEP continua ad attrarre nel campo energetico alcuni dei migliori scienziati del mondo e sta formando giovani ricercatori di talento.
Si tratta di passi importanti per rispondere alla difficilissima sfida di soddisfare la futura domanda globale di energia e ridurre sensibilmente le emissioni.

Quali pensa siano le maggiori difficoltà dei governi nel definire le politiche climatiche?
I governi devono confrontarsi con diversi aspetti complessi, quali l’incertezza sull’impatto delle emissioni nel tempo, quella dei costi accessori alla riduzione delle emissioni, la necessità di interventi di carattere globale e il contesto di lungo termine di questa problematica.
I cambiamenti climatici richiederanno un impegno costante, ben oltre i tempi delle singole legislature e la nostra attuale conoscenza della scienza del clima, nonché l’esperienza maturata, grazie agli interventi di mitigazione, cresceranno.
È quindi fondamentale che i governi adottino scelte politiche non solo di breve termine ma creino un terreno adatto ad affrontare questa problematica nel lungo periodo.

Quali ritiene che debbano essere le priorità dei governi?
La prima priorità, la più importante: una politica che fissi un costo uniforme e prevedibile del carbonio o della CO2 per tutta l’economia mondiale, produrrà risultati più efficaci.
Il libero mercato, che risponde a un segnale di trasparenza dei costi, è il miglior motore per selezionare e sviluppare tecnologie per la riduzione delle emissioni.
È anche necessario sottolineare come, in assenza di un indirizzo che promuova una partecipazione internazionale, nessuna politica nazionale può avere efficacia su una problematica globale come quella dei cambiamenti climatici.
Infine, una politica efficace deve essere trasparente e non deve essere appesantita da complessità burocratiche. Come pure deve essere pronta al cambiamento nel momento in cui avremo una migliore conoscenza dei rischi connessi.

È in corso un dibattito riguardo il miglior sistema per il controllo delle emissioni di gas a effetto serra: l’assegnazione di limiti di emissione e il commercio dei relativi permessi (cap and trade) oppure una tassa sulle emissioni (carbon tax). Qual è il parere della ExxonMobil?
Non sosteniamo alcuna delle due opzioni perché entrambe potrebbero comportare conseguenze negative, se non sviluppate dopo un’attenta e profonda valutazione. Ciò che conta veramente è valutare i pro e i contro di qualunque approccio. Nel sistema cap and trade l’obiettivo di riduzione delle emissioni è stabilito ma non si conosce il prezzo per raggiungerlo. Questa incertezza del costo può rappresentare un deterrente per gli investimenti e il processo di allocazione può risultare politicamente difficile.
Al contrario, la carbon tax stabilisce dei costi certi ma, nel contempo, non garantisce la sicurezza riguardo la riduzione del livello di emissioni. L’impatto economico di un’imposta dipende sensibilmente dalla destinazione finale delle relative entrate.
Più in generale, se tutte le nazioni non pongono in essere le stesse azioni per la realizzazione del medesimo obiettivo, entrambe le opzioni potrebbero determinare conseguenze economiche negative in termini di competitività.

I consumatori possono avere un ruolo attivo nell’affrontare la problematica dei cambiamenti climatici?
Negli Stati Uniti, circa il 40 per cento delle emissioni di CO2 correlate all’uso di energia deriva dai consumi in casa e in auto; ciò significa che le nostre scelte di vita possono avere un impatto significativo sulle emissioni.
Tutti - settori industriali, governi, consumatori - hanno un ruolo determinante nell’affrontare questa sfida.
Solo collaborando insieme, alla ricerca e all’adozione di misure che permettano di coniugare protezione dell’ambiente e sviluppo economico, potremo ottenere i risultati attesi.

Intervista di Robert Lanyon, Communication Manager della Exxon Mobil Corporation. Immagine di Janice Rubin.