La raccolta d’arte Esso in mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Dal 12 dicembre 2007 al 24 febbraio 2008, si è tenuta a Roma, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, la mostra “La raccolta d’arte Esso. 1949-1983”, che ha presentato una selezione di circa 70 opere delle oltre 200 che la Esso ha commissionato ad artisti contemporanei in circa trentacinque anni e pubblicate, in quell’arco di tempo, sul suo periodico aziendale “Esso Rivista”.
Dalla redazione della rivista sono nati i premi di pittura che dal 1951 al 1962 hanno visto la partecipazione di artisti che hanno rappresentato tutte le tendenze artistiche e hanno documentato i cambiamenti sociali del Paese interpretando, di volta in volta, i temi, legati ai premi, che seguivano le trasformazioni in atto.
Il Primo Premio, indetto alla Galleria di Roma nel 1951 sul tema “Il Petrolio e l'Industria Petrolifera”, vide premiati artisti quali Vespignani e Gentilini.
Il successivo Premio, nel 1953, si svolse presso la sede della Quadriennale di Roma nel Palazzo delle Esposizioni sul tema “Strade d’Italia”, con una giuria presieduta da Antonio Baldini e composta da membri quali Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Leonardo Sinisgalli.
Nel 1955 il Premio ebbe luogo a Venezia, nel Padiglione Italia dei Giardini della Biennale. Il tema “Viaggio in Italia”, fu ispirato dalla celebre serie dei documentari di Guido Piovene. Tra le opere vincitrici dipinti di Emilio Vedova, Pio Semeghini, Carlo Corsi, Toti Scialoja, Giuseppe Ajmone.
Dopo una lunga parentesi, il Quarto Premio, svoltosi nel 1962 sul tema “Cento anni di industria in Italia”, si tenne di nuovo a Roma nella sede dell'Ente Premi, di Palazzo Barberini, nel quadro delle celebrazioni del primo centenario dell’Unità d’Italia e in occasione del settantesimo anniversario della Esso Italiana. Tra i vincitori ricordiamo Giulio Turcato, Giovanni Stradone e Gianfilippo Usellini.
Per l’occasione della mostra sono giunte a Roma, concesse in prestito dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro di Venezia, 8 opere che parteciparono, nel 1955, al “III° Premio di Pittura Esso” e furono donate dalla Esso a Ca’ Pesaro dopo la premiazione. Tra queste un’importante opera di Emilio Vedova (Viaggio in Italia: Sicilia), una di Giuseppe Ajmone (Giardino di Milano), una di Toti Scialoja (Nel bosco di Nemi) e una di Tancredi (Soggiorno a Venezia).
Le altre opere della mostra rappresentano due categorie di espressioni artistiche, opere astratte e opere figurative, di artisti soprattutto italiani (Vedova, Santomaso, Afro, Gentilini, Vespignani, Turcato, Perilli, Dorazio), ma anche stranieri quali Vasarely, Tornquist, Gaul, Echaurren, Delima Medeiros, Sutej, Hsiao Chin. Di particolare interesse è il nucleo delle opere astratte di artisti legati allo sviluppo degli innumerevoli gruppi e correnti artistiche.
In questo modo “Esso Rivista” conseguì il massimo scopo nel campo dell’aggiornamento culturale quando, verso la fine degli anni sessanta attraverso la collaborazione di artisti nuovi, arricchì un nucleo compatto di opere che testimoniano la presenza e la partecipazione agli accadimenti di un’“avanguardia” in continua evoluzione.
La mostra è stata affidata dalla Esso alla cura di Lorenzo Cantini, già responsabile dell’Ufficio Pubbliche Relazione della Esso negli anni che videro il fiorire e il concretizzarsi di queste iniziative e a Carla Michelli, responsabile dell’Ufficio Stampa della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Alla mostra è stato dedicato anche un catalogo edito da Electa in italiano e in inglese.
Il progetto di allestimento e la grafica sono stati realizzati dall’architetto Federico Lardera, che ha ideato una suggestiva ambientazione con sapiente uso del bianco e del nero, ridisegnando lo spazio con movimentate quinte che hanno riadattato la Sala Dossier, destinata all’esposizione dei dipinti con al centro un emozionante e geniale Totem, alto sette metri, che svettava quale sostegno all’esposizione di tutti i numeri originali di “Esso Rivista”, dal 1949 al 1983, conservati nel tempo in collezione privata dal curatore della mostra.
La soprintendente della Galleria, Maria Vittoria Marini Clarelli, nelle pagine del catalogo della mostra, ha ricordato come “...molti degli artisti selezionati siano anche rappresentati nella collezione permanente della Galleria (da Afro a Vespignani, da Alviani a Vedova, da Baruchello a Turcato, da Colombo a Scialoja)...” e come tra i critici che collaborarono quali membri delle giurie o gli autori degli articoli, figurino personaggi quali Argan, Lionello Venturi, Giuseppe Marchiori, Leonardo Sinisgalli, Giuliano Briganti, e la persona di Palma Bucarelli, allora direttrice della Galleria.
Alla cerimonia di apertura è intervenuto l’onorevole Francesco Rutelli, allora vice Presidente del Consiglio e Ministro per i Beni e le Attività Culturali che, inaugurando la mostra, ha sottolineando come simili iniziative rappresentino “...un modo di raccontare come l’impresa sia in grado di produrre cultura... L’impresa è cultura essa stessa; è specchio dei tempi e degli orientamenti sociali, è il luogo di espressione delle capacità degli uomini, famiglie e lavoratori protagonisti di grandi storie quotidiane... La mostra promossa dalla Esso... si inserisce pienamente nel solco di questo rapporto virtuoso tra impresa e cultura”.
Presente in Italia dal 1891, la Esso Italiana ha infatti accompagnato la ricostruzione del Paese dopo la distruzione causata dalla guerra, la rinascita economica, il boom degli anni sessanta, la crisi energetica, la contestazione dei lavoratori e degli studenti del ’68 e la reazione seguita per la rinnovata legittimazione dell’impresa. Tutto ciò, confrontandosi costantemente con la comunità e contribuendo alla sua crescita attraverso una serie di iniziative che testimoniano un impegno di responsabilità sociale, per i tempi ancora quasi sconosciuto.
In questo contesto nel 1949 è nata “Esso Rivista”, uno dei primi house organ pubblicati in Italia, “...che concepita e realizzata in Azienda si aprì subito alle collaborazioni di scrittori e di artisti e fu il loro contributo che ne favorì l’affermazione...” ha commentato Lorenzo Cantini.
Nelle pagine della rivista vennero affrontate le problematiche dell’industria e dell’economia, ma vennero anche indagati gli impulsi della ricerca scientifica, l’emergere della coscienza ambientalista e l’attenzione per la conservazione dei beni culturali e del paesaggio, non ultimi i problemi della scuola e dell’università.
Caratteristica esclusiva di “Esso Rivista”, nel panorama delle riviste aziendali, è stato il suo rapporto con l’arte e la sua collaborazione con gli artisti. Questo rapporto fu continuo, dall’inizio del 1949 fino alla chiusura della testata, nel 1983.
Negli anni difficili della ricostruzione economica e sociale, seguiti alla seconda guerra mondiale, la Esso dava vita ad una serie di iniziative che si inquadrano in modo esemplare in quel movimento che oggi si identifica con la Cultura d’Impresa.
Ricordiamo, tra queste, i concerti sinfonici organizzati con la RAI, i progetti didattici pensati e promossi con le università italiane, i premi di pittura che contribuirono, insieme alle copertine di “Esso Rivista”, a formare la raccolta d’arte di cui ora si è presentata una significativa selezione.
E poi, negli anni sessanta e settanta la produzione della famosa serie dei quattordici film e i sedici volumi de “L’Italia vista dal cielo”, realizzati da Folco Quilici e con i testi dei più apprezzati letterati del periodo.
Nei decenni successivi, la Esso Italiana ha dato vita a diverse iniziative editoriali dedicate al patrimonio artistico e culturale italiano come la serie de “L’Italia dei Grandi Viaggiatori, i volumi sui Castelli, le Abbazie e i Monasteri d’Italia editi dal Touring Club Italiano, e 5 libri d’arte in collaborazione con la Fabbrica di San Pietro e i Musei Vaticani.
E la più recente collaborazione con il FAI (Fondo Ambiente Italiano) che ha visto, tra l’altro, il restauro del parco di Villa Gregoriana a Tivoli e dell’imbarcadero di Villa del Balbianello, sul lago di Como.
La continua evoluzione, che ha caratterizzato la Esso in oltre un secolo di attività in Italia, ha suggerito l’opportunità di recuperare un capitolo importante della nostra storia per condividerne i contenuti ed il significato con un pubblico più ampio. Ripercorrere le esperienze e identificare nuove opportunità d’interazione con la società civile contribuisce a consolidare l’identità di un’azienda e trovare un filo conduttore nei suoi cambiamenti.